La normalizzazione dell’auto-esposizione sessuale tra i giovani, di Fabrizio Piciarelli
Da qualche tempo i feed dei social network – da Instagram a TikTok – sono sempre più popolati da contenuti che sembrano innocui ma che, in realtà, veicolano messaggi precisi: monetizzare il proprio corpo può essere un modo di “avere successo”. Una clip virale, con musica allegra e montaggio veloce, scherza sul fatto che questo “lavoro” paghi persino i viaggi. Ma dietro al sorriso c’è un fenomeno complesso che merita attenzione.
Il fenomeno e il messaggio
Influencer come Anna Malygon – 22 anni e milioni di follower – mostrano uno stile di vita desiderabile e raccontano di guadagni legati a piattaforme come OnlyFans, dove si vendono foto e video spesso sessuali. Questo tipo di narrazione è parte di una tendenza più ampia: sempre più creator giovani, tra i 18 e i 24 anni, raccontano che produrre contenuti sessuali è ciò che permette loro di vivere bene, fare soldi, viaggiare e “essere autonomi”.
Adolescenti e percezione del lavoro sessuale online
Non si tratta più di casi isolati: ricerche recenti mostrano che gli adolescenti sono consapevoli di OnlyFans e dei suoi messaggi economici e culturali, anche se sono minorenni. Uno studio pubblicato sulla rivista Sexuality & Culture ha coinvolto oltre 160 studenti spagnoli tra i 12 e i 16 anni. Molti ragazzi hanno descritto la piattaforma come un’alternativa “redditizia e persino emancipatoria” al lavoro tradizionale, minimizzando i rischi legati a sfruttamento ed esposizione sessuale.
Questo tipo di percezione è legato all’esposizione continua a contenuti sessualizzati sui social e alla normalizzazione dell’idea che vendere parti del proprio corpo – dai piedi alle foto più esplicite – possa essere una “scelta di empowerment”.
Come i social trasformano la sessualità giovanile
I dati confermano un fenomeno più ampio. In Spagna, uno studio condotto dal gruppo di ricerca GReVIA dell’Università di Barcellona ha rilevato che un giovane su tre ritiene legittimo vendere contenuti intimi online e che molti hanno incontrato offerte di guadagno già nella loro infanzia.
Parallelamente, indagini italiane mostrano che più della metà degli adolescenti ha inviato contenuti sessuali – come selfie provocanti o foto intime al partner – attraverso social e applicazioni digitali.
Questi comportamenti non nascono da ignoranza: molti ragazzi sono consapevoli dei rischi, ma spesso li considerano un effetto collaterale accettabile della presenza digitale, specie se percepiscono il potenziale economico o sociale dietro la visibilità online.
Il ruolo degli algoritmi e dei modelli di successo
Gli algoritmi che dominano i social premiano i contenuti più cliccati, commentati e condivisi. Più una ragazza mostra il suo corpo, più l’algoritmo spinge quel contenuto a un pubblico più vasto, generando like, follower e – nel migliore dei casi per l’algoritmo – denaro. Questo meccanismo di ricompensa può normalizzare l’auto-esposizione, rendendola parte della “vita quotidiana” digitale.
Questo crea un loop in cui la validazione sociale si misura con i numeri di like e follower, trasformando la sessualità e l’intimità in merce digitale piuttosto che elementi privati della crescita personale. Questo contesto sociale può favorire la percezione che piattaforme come OnlyFans siano semplici estensioni di una carriera da influencer.
Una normalizzazione che allarma educatori e ricercatori
Gli studiosi mettono in guardia: la diffusione di messaggi che collegano espressione sessuale e guadagno economico può influenzare le aspettative dei giovani su ciò che significa “successo”. Nel gruppo di studio citato, molti partecipanti hanno minimizzato i rischi, pur riconoscendo che la piattaforma è legata a contenuti adulti.
In questo quadro, emergono due questioni cruciali: l’educazione digitale e sessuale e la regolamentazione delle piattaforme online. Esperti suggeriscono che programmi scolastici e familiari dovrebbero includere discussioni su come funziona l’economia digitale dell’attenzione, i rischi della sovra-esposizione e i limiti della privacy e della consapevolezza corporea nei media.
Conclusione: tra opportunità e rischi reali
OnlyFans e piattaforme simili non sono fenomeni marginali: riflettono una trasformazione culturale profonda nella quale economia digitale, sessualità e identità personale si intrecciano in modi nuovi e spesso ambigui.
Da un lato c’è il desiderio di autonomia economica e di controllo sulla propria immagine; dall’altro, la pressione a mostrarsi e monetizzarsi in un ecosistema che premia ciò che prima era considerato intimo o privato. La sfida oggi è capire come offrire ai giovani strumenti critici e educativi per navigare questi spazi, riconoscendo sia i potenziali benefici sia i rischi reali di sfruttamento e impatto psicologico.
Fonte: Family And Media





