Mario come Giovannino: «Così diventai la sua mamma»

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Il ricordo di un cronista d’eccezione, come “buon augurio” al neonato abbandonato a Torino per la sua malattia: quella volta che al Cottolengo conobbi Laura…

Il giorno dopo la fuga di notizie dall’ospedale di Torino, oggi è tornato il silenzio su Giovannino, il neonato non riconosciuto dai genitori a causa della grave malattia rara di cui è affetto, la ittiosi Arlecchino. Numerose famiglie si sono offerte di accoglierlo, e così il Cottolengo di Torino. Una generosità che ha colpito Claudio Larocca, presidente della Federazione dei Centri di aiuto alla vita del Piemonte, perché “ci dona speranza e fiducia nell’umanità”. «C’è ancora chi si prodiga per accogliere e assistere l'”imperfetto” che per alcuni è solo ‘materiale di scarto”. E hanno suscitato grande discussione due post su Facebook in cui il ginecologo Silvio Viale, che lavora proprio al Sant’Anna ed è attivista radicale, ha commentato la vicenda, dapprima biasimando la diffusione della notizia dell’abbandono di Giovannino, e poi, tra le altre cose, ribadendo che “ognuno di noi avrebbe fatto come i genitori”, e che, in più “chiunque di noi, potendo conoscere la diagnosi durante la gravidanza, abortirebbe”. Parole forti, certamente non veritiere, e che aggiungono spietatezza a una vicenda che, da dovunque la si guardi, resta dolorosa.

Avvenire ha pubblicato una testimonianza-racconto scritta da Salvatore Mazza, una sorta di storia di “buon augurio” dedicata a Giovannino. Leggila sul sito del quotidiano.