Il rimprovero dei figli al funerale del padre, l’imprenditore morto sotto le forme di Grana nella sua azienda per un incidente. Perché si mortificano gli affetti più cari convinti di fare il loro bene

di Maurizio Patriciello

Giacomo Chiapparini, 74 anni, è morto il 6 agosto nella sua azienda casearia nella Bergamasca, schiacciato sotto il peso delle forme di Grana. Una morte orribile dopo una vita passata a lavorare. Lascia agli eredi un patrimonio imprenditoriale da fare invidia.
Giorno del funerale. Come spesso accade, i figli gli rivolgono un pensiero in chiesa. In genere, in queste occasioni, del defunto vengono esaltati i pregi e attenuati i difetti. Va bene lo stesso. I figli di Giacomo, invece, decidono di essere onesti con sé stessi, con il padre, con i presenti. La loro confessione commuove e fa riflettere: «Quante volte, papà, abbiamo sperato che rallentassi la tua corsa nella vita e quindi potesse rallentare anche la nostra, così da vedere cosa c’era fuori dal finestrino…».

Triste. È proprio vero, tra i valori da perseguire nella vita l’equilibrio è ai primi posti. Le passioni, come una sorta di calamita, ci attraggono, e chi ne avverte il fascino obbedisce, ottenendo non poche volte ottimi risultati. Basti pensare al mondo della musica, della pittura, del cinema, della scienza o degli affari. Senza il canto di questa ammaliante sirena, niente di veramente grande è stato realizzato.

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