Dr. Anis Ben Brik, Professore Associato, Hamad Bin Khalifa University College of Public Policy, Doha, Qatar

Molte famiglie in tutto il mondo sono già entrate in una “nuova normalità” durante questo periodo di quarantena senza precedenti. Per molte famiglie, i blocchi progettati per arrestare la diffusione di Covid-19 significano l’interruzione dell’istruzione e dell’assistenza all’infanzia, possibili problemi di salute, violenza, potenziale perdita di reddito familiare, insicurezza alimentare e povertà. Le routine familiari sono state strappate via e sostituite dalla sfida di creare uno stile di vita che in qualche modo riesca a bilanciare il lavoro con il riposo e la prudenza con la pace.

Secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’Università del Michigan, lo stress e l’incertezza causati dal coronavirus hanno avuto un impatto negativo sui genitori americani: più genitori hanno sgridato o urlato ai loro figli almeno una volta nelle ultime due settimane. Un genitore su cinque ha sculacciato o schiaffeggiato il proprio figlio.

Un altro sondaggio su 1.783 genitori nel Regno Unito, ha mostrato che quasi la metà (43%) dei genitori di bambini piccoli ha dichiarato che la loro famiglia ha quasi finito i soldi a causa della pandemia di coronavirus.

Inoltre, secondo un sondaggio condotto tra i genitori del Quebec, l’83% degli adulti intervistati dichiara di sentirsi preoccupato e insicuro, il 77% dichiara di sentirsi triste e il 71% di avere problemi a dormire. Il 56% dei genitori del Québec afferma che lo stato psicologico ed emotivo del proprio figlio è peggiorato dall’inizio della pandemia. La sensazione di solitudine costituisce il maggiore impatto sulla salute mentale dei loro figli, secondo il 42% dei genitori intervistati.

La solitudine e l’isolamento sociale possono essere il catalizzatore di molti problemi di salute mentale, tra cui disturbi acuti da stress, irritabilità, insonnia, disagio emotivo, disturbi dell’umore, tra cui sintomi depressivi, paura e panico, ansia, frustrazione e noia, solitudine, autolesionismo, suicidio, abuso di sostanze. Il COVID19 ha aggravato l’epidemia dell’abbandono. Le persone anziane possono essere più vulnerabili alla solitudine col venir meno degli ambienti di socialità, il deterioramento della salute, la morte dei partner e degli amici.

Uno recente studio mostra che la pandemia di coronavirus ha rivelato una verità che è sempre esistita: chiunque, ovunque, di qualsiasi età, può sperimentare la solitudine.

Più della metà (55%) degli individui ha dichiarato che la propria salute mentale sta soffrendo a causa dell’epidemia di coronavirus, soprattutto i millennial (63%) e i genitori con figli piccoli (64%). Più donne che uomini – 56% e 54%, rispettivamente – hanno detto che il coronavirus ha avuto un impatto sulla loro salute mentale, secondo un recente sondaggio.

Inoltre, la solitudine da COVID-19 può essere particolarmente dura per gli adolescenti. Un recente sondaggio condotto in Canada ha rivelato che quasi il 32% degli studenti, di età compresa tra i 10 e i 20 anni, ha dichiarato di aver preso in considerazione l’ipotesi di tentare il suicidio nelle quattro settimane precedenti, mentre il 3% ha effettivamente compiuto un tentativo. Un altro sondaggio condotto tra gli adolescenti americani ha rivelato che il 42 % degli adolescenti ha dichiarato di sentirsi più solo del normale, con una percentuale leggermente più alta di ragazze che hanno espresso tale sensazione.

Le condizioni pandemiche, il consumo ripetuto dei media e la costante messaggistica sanitaria intorno a Covid-19 possono avere un effetto esacerbante sulla salute mentale di chi si trova in isolamento. Gli effetti di questa pandemia sulla salute mentale continuano spesso oltre il periodo di quarantena. I sintomi del disturbo da stress post-traumatico, del comportamento di evitamento e della rabbia possono essere osservati.

È anche necessario riconoscere che le persone anziane che in precedenza non avevano segnalato di essere socialmente sole possono risentire in modo sproporzionato delle esigenze di isolamento sociale dovute al COVID-19. Una recente indagine in Italia suggerisce la necessità di interventi che rendano l’isolamento più sopportabile, come le interazioni sociali virtuali, le attività di lettura sociale online, le lezioni, le routine di esercizio fisico. Gli interventi di molti Paesi per affrontare la solitudine e l’isolamento sociale durante il COVID-19 includono programmi a bassa tecnologia basati sulla comunità, approcci digitali ad alta tecnologia, modelli di coordinamento dell’assistenza infermieristica e politiche nazionali proattive per ridurre la solitudine.

In Medio Oriente e Nord Africa (MENA), l’epidemia di COVID-19 sta avendo un impatto senza precedenti sulle famiglie, sui bambini, sulle donne e sugli anziani, con conseguenze sociali di vasta portata. L’epidemia di coronavirus aumenterà le disuguaglianze, poiché le comunità emarginate, specialmente quelle che vivono nei campi profughi, in abitazioni irregolari e nelle aree assediate, saranno esposte in modo sproporzionato alla pandemia e ai suoi impatti socioeconomici. Inoltre, le famiglie a basso reddito – una larga parte della popolazione della regione MENA – dovranno affrontare una maggiore pressione sulla loro fonte di reddito, in quanto non beneficeranno di un lavoro a distanza o di un congedo retribuito.

Nella regione MENA, le donne dedicano un tempo sproporzionatamente maggiore degli uomini alle responsabilità di assistenza non retribuita che emergono dall’epidemia, come la scuola a domicilio e l’assistenza ai malati e agli anziani, rafforzando così ulteriormente le norme di genere e ampliando i divari di genere nella regione. Quasi il 62% delle donne della regione è occupato in modo informale in posti di lavoro spesso non registrati e che in genere mancano di una protezione sociale o legale di base. UN Women stima che le donne nella regione MENA perderanno circa 700.000 posti di lavoro a causa dell’epidemia.

La pandemia porta alla luce le carenze di grandi strutture istituzionali per l’assistenza a lungo termine di famiglie, bambini e anziani. Tutte le società devono trovare nuovi modi per promuovere la solidarietà intergenerazionale con le persone anziane senza metterle a rischio di infezione.

Nonostante i disagi e le varie preoccupazioni che circondano la situazione, il coronavirus ha creato per le famiglie l’opportunità unica di trascorrere insieme un ampio periodo di tempo di qualità. Per la prima volta dall’inizio del XIX secolo, molti genitori e figli – e persino i nipoti – sono tutti sotto lo stesso tetto, 24 ore su 24. E se i passati periodi di emergenza sono una guida, questa unione forzata potrebbe approfondire i rapporti per gli anni a venire. Secondo l’indagine condotta da MumPoll su 2.000 genitori britannici, quattro genitori su cinque credono che abbia aiutato il loro legame familiare. L’indagine ha rilevato che la metà di tutte le famiglie passa più tempo a giocare ai giochi e ai puzzle tradizionali, mentre tre su dieci leggono più libri. Un altro 30% dice di aver formato dei club del libro e di leggere insieme. Il 60% dei genitori riferisce di essere più felice con il proprio partner dopo quattro settimane di quarantena.

Fonte: Family International Monitor